Gli attacchi di panico consistono nella comparsa improvvisa di paura o disagio intensi che raggiungono l’apice in pochi minuti. Le persone riferiscono solitamente di aver pensato di essere in procinto di morire, di poter perdere il controllo, di avere un infarto, un ictus o infine di impazzire.

Caratteristiche degli attacchi di panico

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM–V (American Psychiatric Association, 2013) la caratteristica essenziale degli attacchi di panico è la comparsa di intensa paura o disagio accompagnati da almeno quattro dei seguenti sintomi somatici e cognitivi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di vertigine o di svenimento, brividi o vampate di calore, parestesie (sensazioni di torpore o formicolio), derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi), paura di perdere il controllo o impazzire, paura di morire.

Chi è soggetto agli attacchi di panico

L’età media di insorgenza degli attacchi di panico si attesta intorno ai 20 anni. Un esiguo numero di casi inizia nell’infanzia, mentre l’esordio dopo i 45 anni è insolito, sebbene possibile. L’attacco di panico non viene codificato come disturbo psicologico ma come condizione che può verificarsi nel contesto di qualsiasi disturbo d’ansia così come all’interno di altri disturbi psicologici (disturbi depressivi, disturbo da stress post-traumatico, disturbo da uso di sostanze) e nell’ambito di alcune condizioni mediche (cardiache, respiratorie, vestibolari, gastrointestinali).

Conseguenze funzionali del disturbo di panico

Quando gli attacchi di panico sono ricorrenti e sono accompagnati da preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi e da significativa alterazione disadattiva del comportamento correlata agli attacchi (comportamenti di evitamento) è possibile parlare di disturbo di panico. Tale condizione è associata ad alti livelli di disabilità sociale, lavorativa e fisica, notevoli costi economici e più alto numero di visite mediche tra i disturbi d’ansia.

Gli individui con disturbi di panico possono assentarsi frequentemente dal posto di lavoro o da scuola a causa di visite mediche o per recarsi al pronto soccorso, inoltre, gli evitamenti possono compromettere la capacità di portare avanti le più consuete incombenze della quotidianità, il che può condurre ad un maggior rischio di perdita del lavoro e all’abbandono scolastico.

Terapia per gli attacchi di panico

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno individuato nella psicoterapia cognitivo comportamentale il trattamento d’elezione per i disturbi d’ansia, compreso il disturbo di panico.
Secondo tale approccio, gli attacchi di panico sono connessi alla previsione di impazzire o di morire, a prescindere da quale sia lo stimolo, la situazione o l’oggetto a provocarli.

L’ansia anticipatoria altro non è che il timore che tale evento sgradevole si ripresenti e l’evitamento l’ovvia precauzione comportamentale per prevenirne il ripetersi. L’intervento terapeutico prevede, da un lato, un intervento sulle credenze metacognitive e consiste nell’identificare e rimuovere le credenze che costituiscono un ostacolo al cambiamento, dall’altro, si pone l’obiettivo di integrare emozioni, cognizioni e sensazioni corporee e ri-significarle all’interno della propria storia di vita. Ciò conduce alla comprensione del significato della propria ansia e consente di gestire lo stato di disagio e di condurre un’esistenza soddisfacente.

Tale percorso può avvalersi, infine, di moderni strumenti e protocolli clinici quali la terapia EMDR e la terapia Mindfulness Based.

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Il Dottor Fabio Theodule, psicologo Torino, riceve su appuntamento presso il Centro di psicoterapia a Torino, Centro Clinico Crocetta

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Bibliografia


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